LA PASSIONE DI UNA VITA

Marisa Zanzucchi Castelli

Alla tenacia ed alla paziente opera di raccolta di Marisa Zanzucchi Castelli si deve la collezione di circa 3000 pani, perfettamente conservati e catalogati, alla quale attinge questa mostra temporanea in vista della possibile costituzione di un Museo del Pane nel territorio parmense che era il sogno della donna e della collezionista.
Parlare di Marisa significa parlare di una donna, di una persona di scuola e di una ricercatrice appassionata, che nel “locale” e nella sua storia ha visto la fonte prima per l’incontro con le persone e con il mondo.

Secondogenita di una numerosa famiglia, frequenta le scuole, dalle elementari alle superiori, a Parma e si laurea in Materie Letterarie all’Università Cattolica di Milano appena conclusa la seconda guerra mondiale. Nel 1947 si sposa con il dott. Emilio Castelli. Lo seguì nelle sua condotta medica a Varano Melegari nel 1950 e da qui, dove rimarrà per tutta la vita sempre a fianco del marito.
Si dedicò all’insegnamento nelle scuole medie di Fornovo e Varano Melegari negli anni del grande cambiamento quando cioè la scuola media classica divenne scuola media unica aperta a tutti, e fu Preside della Scuola media di Pellegrino /Bore nel decennio 1975 – 1985.
Si può dire che senza la scuola la sua collezione di pani non ci sarebbe. Infatti si preoccupò che la sua scuola fosse animatrice dell’Archivio per la raccolta delle tradizioni popolari parmensi. In questo contesto iniziò la raccolta dei pani che non abbandonò mai anche oltre l’impegno scolastico facendone uno degli scopi della propria esistenza. Nel 1979 / 80 creò il Museo del pane come impegno didattico / educativo di insegnanti e alunni della scuola media di Pellegrino, una delle 28 scuole pilota CEE per l’educazione ambientale. Produsse materiali didattici e piccole pubblicazioni tra i quali c’è un quadernetto del 1987 che si intitola “La fatica del pane, i gesti antichi” realizzato dai ragazzi frequentanti l’anno scolastico 1984/85, che è una piccola summa di cultura dotta e popolare al contempo. Come avviene per tutti gli antesignani dovette superare difficoltà e incomprensioni ma la sua intuizione fu quella di dimostrare che pur in un mondo avviato negli anni ‘80 del secolo scorso, alla globalizzazione ed alla virtualità l’attenzione al vicino, al locale, poteva essere un potente strumento formativo. Da quel momento il suo sogno divenne quello di costruire un vero Museo del Pane con le ca. 3000 forme che aveva collezionato e conservato con un procedimento molto elaborato ed esclusivo. Raccolse in sintesi questa sua aspirazione nel volume “ Pane universo di simboli e riti” del 2000 (Silva ed.) che è alla base di questa esposizione.
A questa opera di persona di scuola affiancò sempre l’opera di ricercatrice di storia locale E’ stata membro della Deputazione di Storia Patria per le province Parmensi e nei suoi Annali sono presenti sue ricerche e studi sul territorio del Ducato.
Nel 2008 pubblicava “ La Tabula alimentaria di Veleia” ( Silva ed. , Centro Studi della Valle del Ceno) e, in premessa, G. Bottazzi annota “ Ogni studioso di topografia veleiate dovrà riconoscere a Marisa che la strada da lei intrapresa nella consultazione delle fonti archivistiche per la ricerca di forme toponomastiche scomparse, desuete o poco note è l’unica che possa portare a nuovi elementi di conoscenza nelle dibattute questioni sulla ricostruzione del territorio veliate”. A questa opera di ricerca minuziosa e durata lunghi anni sono altresì da aggiungere “I Pallavicino di Varano Melegari” del 1997; “l’Estimo del sale di Nicolò III d’Este del 1415” nel 1999 ; la storia di Vianino degli stessi anni e “La farmacopea popolare dell’Appennino occidentale” del 1992. Per questi meriti di ricercatrice fu nominato Ispettore onorario per l’archeologia dal 1981 al 1999 e premiata nel 1987, con il “Gabbiano d’oro” dal Ministero dell’Ambiente su indicazione dell’Accademia Nazionale dei Lincei su proposta e con la costante vicinanza e amicizia di Don Antonio Moroni che, come persona e come accademico professore emerito in Ecologia, aveva sempre sostenuto e seguito la sua opera.

Era nata nel 1921 e morì nel 2011 senza che il suo sogno del “vero museo del Pane” si potesse realizzare, nonostante diverse piccole mostre temporanee a cadenza regolare abbiano proposto una scelta dei pani più belli in vari contesti espostivi del parmense. Ora, che è maturata la convinzione che il cibo è un fatto locale e globale ed il pane è “corpo e anima”, questo patrimonio di pani può davvero diventare la base per un Museo vivo che dalla raccolta apre le porte a laboratori, studi e approfondimenti con respiro planetario pur essendo nato in una piccola scuola di montagna.

Mario Calidoni