«Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero» narra il Vangelo di Luca (24, 13-35) a proposito di Gesù che, sulla strada verso Emmaus, pochi giorni dopo la sua morte, apparve a due discepoli che da subito non lo identificarono.
Evidentemente significato e portata del brano in questione sono diversi per il credente e il non credente. Entrambi tuttavia possano restare affascinati dalla rilevanza nel tessuto narrativo di un gesto semplice e quotidiano come quello dello spezzare e condividere il pane.
Il pane – è noto – è un alimento base, povero e versatile.

Realizzato a partire da semi diversi, mescolato o meno agli ingredienti più vari, plasmato con le mani o dentro apposite forme e cotto nel forno, a vapore o addirittura bollito, il pane da sempre ha sfamato uomini di ogni età e di ogni parte del mondo.
È presente nella cultura e nei riti di ciascun popolo.
Davvero si tratta di un alimento che possa dirsi ‘nostro’ e assurgere quindi a simbolo di umanità.
Per questo motivo quando il Comitato promotore per il Museo del Pane chiese a Mariella Utili – allora Soprintendente per i beni storici artistici ed etnoantropologici delle province di Parma e Piacenza – e a chi scrive – allora Direttrice della Biblioteca Palatina di Parma – di collaborare alla organizzazione di una mostra sul tema Pane nostro, nutrimento e simbolo di umanità, in previsione del semestre (1 maggio – 31 ottobre 2015) in cui l’Italia avrebbe avuto l’onore di ospitare Expo Milano 2015, rassegna mondiale dedicata alla alimentazione e alla nutrizione, si accettò con entusiasmo.
Con altrettanta convinzione poi è stata individuata questa mostra tra le iniziative promosse dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali e il Turismo in Emilia Romagna nell’ambito della manifestazione Expo e territori.
Expo Milano 2015, ultima delle esposizioni universali che a partire dal 1851 si sono succedute periodicamente, ha scelto in particolare di sviluppare il tema Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita, descrivendo e confrontandosi sulla storia dell’uomo e sulla produzione del cibo, nella sua doppia accezione di valorizzazione delle tradizioni culturali e di ricerca di nuove applicazioni tecnologiche.
La mostra che viene aperta al pubblico tra il settembre e il novembre 2015 negli spazi monumentali della Galleria Nazionale e della Biblioteca Palatina illustra proprio tutto ciò, combinando in una fitta rete di suggestioni e corrispondenze cui gli stessi visitatori potranno contribuire, sul filo dei ricordi personali, esemplari rappresentativi della collezione di più di 3.000 pani di Marisa Zanzucchi Castelli e opere – quadri, manoscritti, incisioni e libri a stampa – straordinarie per storia e qualità provenienti dai fondi della Galleria e della Biblioteca stesse.
Realizzato a partire da semi diversi, mescolato o meno agli ingredienti più vari, plasmato con le mani o dentro apposite forme e cotto nel forno, a vapore o addirittura bollito, il pane da sempre ha sfamato uomini di ogni età e di ogni parte del mondo.
È presente nella cultura e nei riti di ciascun popolo.
Davvero si tratta di un alimento che possa dirsi ‘nostro’ e assurgere quindi a simbolo di umanità.
Per questo motivo quando il Comitato promotore per il Museo del Pane chiese a Mariella Utili – allora Soprintendente per i beni storici artistici ed etnoantropologici delle province di Parma e Piacenza – e a chi scrive – allora Direttrice della Biblioteca Palatina di Parma – di collaborare alla organizzazione di una mostra sul tema Pane nostro, nutrimento e simbolo di umanità, in previsione del semestre (1 maggio – 31 ottobre 2015) in cui l’Italia avrebbe avuto l’onore di ospitare Expo Milano 2015, rassegna mondiale dedicata alla alimentazione e alla nutrizione, si accettò con entusiasmo.

Sabina Magrini